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Gennaio 4, 2026Il presidente degli architetti piacentini Giuseppe Baracchi: “L’incarico ad Arcadis per Piazza Cittadella? Ecco cosa non c’è piaciuto”

Giuseppe Baracchi: il presidente dell’Ordine degli architetti di Piacenza interviene sull’incarico ad Arcadis, che ha creato un certo scalpore in città. Si tratta di un affidamento diretto da oltre 100mila euro conferito dalla Giunta del sindaco Pd Katia Tarasconi al noto studio internazionale per elaborare il nuovo progetto di superficie in Piazza Cittadella.
Un percorso avviato nei giorni scorsi in parallelo a quello del contenzioso tra il Comune e Piacenza Parcheggi. Nella speranza che il Tribunale dia ragione a Palazzo Mercanti sulla rescissione del contratto di concessione con l’azienda del principe siciliano Filippo Lodetti Alliata. In questo caso, con 1,5 milioni di euro già stanziati e il progetto di Arcadis pronto nel giro di qualche mese, il sindaco Tarasconi punta a inaugurare la nuova Piazza Cittadella prima della fine del suo mandato a metà 2027.
Presidente Baracchi, cosa c’è che non va in questo percorso?
“Nessuna polemica, quello che ha fatto l’Amministrazione di Piacenza è del tutto legittimo e non ci trovo nulla di scandaloso. Ma d’altra parte non si può negare che i circa 600 architetti piacentini hanno subito questa decisione”.
Lei è piuttosto diplomatico, diciamo che sono stati tagliati fuori. Il che ha generato diversi mal di pancia tra i suoi colleghi.
“Non c’è dubbio che si trattava di una bella opportunità. E le assicuro che tanti professionisti del nostro territorio avrebbero potuto fare bene questo progetto, senza nulla togliere ai colleghi di Arcadis”.
Senta, non è che anche lei ha il dente avvelenato? Se non sbaglio fa parte del pool che ha firmato il progetto del parcheggio interrato di Piazza Cittadella abbandonato dalla Giunta Tarasconi…
“Guardi, qui vesto i panni di presidente dell’Ordine degli architetti di Piacenza. Le mie vicende professionali non hanno alcun rilievo, tenuto conto che comunque il nostro progetto, stante il contenzioso in corso, è ancora in essere. Tengo a ribadire che parlo a nome di chi rappresento e credo che il nostro Ordine sia stato messo un po’ da parte nella vicenda Arcadis”.
In che modo?
“Nonostante le nostre competenze nessuno ci ha consultato. E magari avremmo potuto proporre un percorso diverso: un concorso internazionale per la nuova Piazza in due fasi, come è avvenuto per l’Ospedale di Cremona, dove verrà realizzato il progetto vincitore. Un bando comunale avrebbe dato modo a tutti di presentare le proprie proposte. Poi tenga conto che diversi anni fa si era tenuto un concorso sempre su Piazza Cittadella. Volendo, si poteva ripartire anche da lì”.
Ma i tempi per il Comune non sono strettissimi?
“Le assicuro che con un concorso si poteva arrivare allo stesso risultato nei 90 giorni concessi ad Arcadis: due mesi per presentare i progetti dalla pubblicazione del bando e uno per le valutazioni della commissione giudicatrice. Mi pare quindi che ci fossero tutti i tempi per attuare un percorso del genere”.
Lo ammetta: a Piacenza vanno di moda i big; come l’archistar Stefano Boeri, che ha firmato il progetto per l’ex convento di Santa Chiara della Fondazione di Piacenza e Vigevano; col presidente Roberto Reggi che due anni e mezzo fa aveva proposto Boeri anche per Piazza Cittadella, ma poi non se n’è fatto più nulla…
“È innegabile che i big abbiano il loro fascino. E guarda caso Arcadis collabora spesso con Boeri, come per il progetto Wonderwoods ad Utrecht. Non ho nulla contro le archistar come Piano o Botta; ma ci sono ottimi professionisti che magari non sono così noti al grande pubblico, come Zermani o Canali, che fanno progetti molto belli. E comunque anche gli Ordini come il nostro svolgono un ruolo rilevante di studio, ricerca e formazione per far crescere i loro iscritti”.
Resta il fatto che i grandi studi come Arcadis, oggi detti di engineering, vanno per la maggiore…
“Senta, queste società di ingegneria hanno al loro interno fior di architetti e non da oggi. Le faccio l’esempio di un importante collega piacentino, Paolo Resmini, scomparso nel 2010. Il suo studio si chiamava ‘Resmini Engineering’, ma lui era un architetto. Come tale ha prodotto tanti lavori di valore non solo a Piacenza. In città ne cito uno: insieme al collega Paolo Passoni, ha progettato il Quartiere Farnesiana, rileggendo le storiche mura piacentine in chiave contemporanea”.
Quindi anche i professionisti locali fanno architettura di qualità?
“Penso proprio di sì, non conta solo la quantità. E qualcuno se ne dovrebbe rendere conto”.
Eppure l’assessore all’Urbanistica, Adriana Fantini, è una vostra collega, tra l’altro già vicepresidente dell’Ordine di Piacenza…
“Certo, ma oggi l’architetto Fantini fa appunto l’assessore; deve fare i conti con questo ruolo non facile e con la macchina amministrativa pubblica”.
Per finire le chiedo un parere su un altro caso che ha fatto discutere: l’incarico a un ingegnere per il progetto di ristrutturazione dell’ex Albergo San Marco.
“Non discuto la competenza dell’ingegner Paolo Milani, scelto dalla Fondazione per questo incarico messo a disposizione del Comune. Ma la legge, partendo dal Regio decreto 237 del 1925, parla chiaro: un progetto del genere, su un bene vincolato, spettava a un architetto. Il che non esclude che gli ingegneri possano intervenire, però solo sulla parte strutturale dell’elaborato”.
Anche qui nessuna polemica, presidente Baracchi?
“Direi di no, tuttavia anche stavolta forse a qualcuno è sfuggito qualcosa… In primis che serve più dialogo con il nostro Ordine degli architetti, sempre pronto a dare il meglio per valorizzare Piacenza e il suo territorio”.

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